Due trofei disegnati da Arnaud Chastaingt celebrano nel 2027 cent’anni dalla prima regata femminile fra Oxford e Cambridge. Argento, contrasti cromatici e lavoro artigiano accompagnano una rivalità universitaria iniziata nel 1829.

Una coppa da prendere sul serio
Dopo aver remato sul Tamigi per quasi sette chilometri, sollevare una coppa dovrebbe essere la parte facile. Purché qualcuno abbia pensato a dove mettere le mani. Chanel lo ha fatto: i trofei disegnati per la J12 Boat Race hanno supporti studiati per offrire una presa comoda al momento della premiazione. Un dettaglio pratico che dice parecchio del progetto. Anche un oggetto destinato alle fotografie deve funzionare quando finisce nelle mani di chi ha appena vinto una regata.

Debutteranno con gli equipaggi vincitori dell’edizione 2027, quando la competizione tra Oxford e Cambridge celebrerà il centenario della prima gara femminile. Sono i primi trofei sportivi mai creati da Chanel, due oggetti di uguali dimensioni affidati alla matita di Arnaud Chastaingt, direttore dello Studio di Creazione Orologiera della maison, e realizzati dall’orafo britannico Thomas Lyte.
Per chi segue l’orologeria, il nome del progettista suggerisce già da quale punto di vista osservare l’operazione. Qui il linguaggio del J12 prende una forma diversa, attraverso il bianco e nero, le superfici e il rapporto tra estetica e uso. Il 2027 sarà anche il terzo anno della Chanel J12 Boat Race, della quale la casa è sponsor principale e partner ufficiale del cronometraggio. Alla misurazione del risultato si aggiunge così un oggetto destinato a custodirne il ricordo.
La scelta di coinvolgere lo studio di creazione orologiera dà continuità al rapporto con la competizione. Il J12 presta il proprio nome alla gara, mentre il suo linguaggio cromatico entra nel momento della premiazione. C’è una coerenza visibile tra questi due ruoli, che sarà possibile riconoscere anche osservando le coppe negli anni successivi. Il progetto è infatti legato a una collaborazione di lungo periodo: gli oggetti dovranno accompagnare equipaggi diversi, conservando il legame con una stessa sfida.
Il bianco e nero cambia scala
Il punto di partenza rimane la coppa, con la sua immediata riconoscibilità. Chastaingt ne semplifica le curve e rimodella i volumi, mettendo in evidenza l’argento lucidato. Attorno dispone una cornice rettangolare che cambia il modo di guardare il trofeo: la sagoma tradizionale acquista un perimetro geometrico, quasi fosse esposta dentro una piccola architettura. La cornice ha anche una funzione concreta nella presa, coerente con l’attenzione all’ergonomia dichiarata dal progetto.

Il trofeo femminile presenta una cornice bianca lucida attraversata da linee nere opache; quello maschile adotta il nero lucido, sempre con linee nere opache. Nel secondo caso il contrasto si affida dunque alle finiture, alla diversa risposta della superficie alla luce. Sono scelte che richiamano tanto i colori della maison quanto la tavolozza del J12, senza richiedere al lettore una lunga spiegazione del legame con l’orologio.

L’argento riflette i bordi del rettangolo e crea un passaggio visivo tra la coppa e ciò che la circonda. Al centro trova posto un medaglione a forma di scudo, realizzato in argento dorato e bordato di nero, che celebra la vittoria e l’incontro tra Chanel e The Boat Race. La doratura introduce un accento cromatico circoscritto, leggibile all’interno dell’insieme. L’identità della casa emerge dalla costruzione dell’oggetto: proporzioni, riflessi e contrasti fanno il lavoro che, in altre operazioni di sponsorizzazione, viene affidato soprattutto a una scritta.
Le ore che precedono la vittoria
Chastaingt spiega di aver voluto conservare il valore simbolico del trofeo, reinterpretandolo attraverso un disegno contemporaneo. Il suo criterio era far percepire la presenza di Chanel senza oscurare l’importanza della coppa o della gara. È una misura interessante per giudicare il risultato: il marchio mette a disposizione una grammatica visiva riconoscibile, mentre al centro rimane il premio che gli equipaggi cercheranno di conquistare.
La realizzazione è stata affidata a Thomas Lyte, titolare del mandato reale di oreficeria conferito da Carlo III. Il progetto ha richiesto quasi due anni e oltre 320 ore di lavoro in atelier. Sono due indicazioni da leggere insieme: la prima descrive il tempo necessario per arrivare agli oggetti finiti, la seconda rende tangibile l’impegno artigiano. In un contesto nel quale il cronometro stabilisce il risultato sportivo, vale la pena fermarsi anche sulle ore impiegate per costruire ciò che verrà sollevato dopo l’arrivo.
Il legame con l’orologeria passa inoltre dalla precisione e dal lavoro collettivo, principi sui quali si fonda la collaborazione con la regata. Una superficie lucidata deve accordarsi con quella opaca che le corre accanto; una forma deve poter essere impugnata. Sono esigenze che invitano a guardare il trofeo da vicino, oltre la sua presenza nella fotografia ufficiale. Frédéric Grangié, presidente di Chanel Orologeria e Gioielleria, collega la creazione delle coppe all’impegno di sostenere le tradizioni dell’evento e il lavoro degli atleti.
Cent’anni dopo le prime vogatrici
La Boat Race nasce nel 1829 dalla sfida tra gli equipaggi delle università di Oxford e Cambridge. Oggi si disputa sul Championship Course, il tratto del Tamigi nella zona occidentale di Londra che collega Putney e Mortlake: 4,25 miglia, circa 6,8 chilometri. A portare i colori dei due atenei sono studenti che affiancano la preparazione sportiva agli impegni accademici. La rivalità torna ogni anno sul fiume, alimentata anche dai suoi rituali.

Il 30 settembre i trofei sono stati presentati durante il Presidents’ Challenge, quando i presidenti degli equipaggi sconfitti nell’edizione precedente sfidano formalmente i vincitori a difendere il titolo. È il passaggio con il quale la competizione rinnova il proprio appuntamento. Siobhan Cassidy, presidente di The Boat Race Company Limited, lega la presentazione delle coppe al centenario femminile e alla volontà di proseguire la collaborazione con Chanel.

La storia delle donne comincia nel 1927, con una regola che oggi suona singolare: gli equipaggi di Oxford e Cambridge non potevano gareggiare direttamente l’uno contro l’altro. Le prove si svolgevano separatamente ed erano valutate per stile e velocità. La pari dimensione dei trofei assume un significato preciso accanto a questa vicenda. Offre alle due competizioni lo stesso spazio nella forma del premio, proprio mentre l’anniversario invita a ricordare le condizioni nelle quali tutto cominciò. Nel 2027, per celebrare quelle prime partecipanti e le generazioni successive, il programma invertirà l’ordine delle gare. La prova maschile partirà alle 15.40, seguita da quella femminile alle 16.40. Saranno dunque le vogatrici a chiudere la giornata del centenario. Poi arriverà (finalmente) il momento di alzare la coppa…



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