Due referenze da 47 mm aprono un itinerario tra boutique e mare: dal quadrante California alle finiture scheletrate, calibri manuali da tre giorni, tiratura limitata a 30 cofanetti e date già fissate per il viaggio.

C’è chi colleziona orologi e chi colleziona pretesti. Panerai, con una certa coerenza tutta sua, ha deciso di unire le due cose: un cofanetto con due Radiomir e un percorso fisico – fatto di luoghi, acqua, addestramenti, aneddoti – che prova a riportare il racconto dove è nato, tra Firenze e la costa. Non è un “pacchetto” nel senso turistico del termine: è una narrazione guidata, con una data sul calendario e un set al polso come lasciapassare. E sì, in tempi in cui si parla di esperienze per qualsiasi cosa (dalla pizza alle cuffie), l’idea di legare un Experience a un Watch Set, per la Maison, è una prima volta dichiarata.

Un viaggio che parte dalla vetrina (e finisce sott’acqua)

Il punto di partenza è un anniversario: cento anni della boutique Panerai in Piazza San Giovanni, a Firenze. Il viaggio, programmato dal 15 al 18 settembre 2026, comincia lì: una mostra curata per celebrare la presenza storica nel cuore della città e, insieme, per mettere ordine nel lessico di Panerai – quello fatto di strumenti, marina, segreti industriali e soluzioni pratiche diventate stile.

Poi l’itinerario cambia tono: non più vetrine e archivi, ma geografia operativa. Si ripercorrono i luoghi legati agli incursori italiani – punti di ritrovo, aree di addestramento, fino alle immersioni alla foce del Serchio. Il finale spinge ancora più in là l’immaginario marino: trasferimento alla base del COMSUBIN, a Porto Venere, per un’esperienza di immersione “autentica”, e a seguire un giro in yacht lungo la costa ligure.

L’idea, in sostanza, è semplice: se un marchio ha costruito parte del proprio DNA su acqua, strumenti e addestramento, allora il racconto funziona meglio quando lo si porta fuori dalle parole e lo si rimette in scena nei luoghi.

Due Radiomir, due linguaggi: California e sandwich

Il Radiomir Viaggio nel Tempo Experience Set riunisce PAM01729 e PAM01730. È un binomio studiato per far coesistere due modi di “essere Panerai” senza sovrapporsi: da una parte la grammatica storica più riconoscibile, dall’altra un’espressione più lavorata sul movimento e sulla materia.

Il primo elemento che chiarisce il gioco è il quadrante.

PAM01729 adotta la configurazione “California”, con l’alternanza di numeri romani e arabi sulle due metà. Il comunicato la racconta come soluzione nata dalla necessità: orientamento immediato e leggibilità in condizioni difficili, con due zone visive distinte che “dicono” subito come sta il quadrante. E aggiunge una piccola leggenda sul nome: l’etichetta “California” sarebbe stata resa popolare da una società di restauro quadranti in California, nota per modifiche di questo tipo, da cui il soprannome entrato nel vocabolario dei collezionisti.

PAM01730, invece, introduce per la prima volta – sempre secondo la scheda – un quadrante nero con finitura circolare spazzolata, ottenuta con una tecnica rotativa eseguita a mano che crea micro-cerchi e leggere variazioni pezzo per pezzo. Il risultato, descritto, è un nero “reattivo” alla luce, capace di cambiare profondità in base all’illuminazione. Qui c’è anche la costruzione a sandwich, storicamente legata ai primi orologi subacquei della Maison per la leggibilità al buio. E, quasi come nota a margine per intenditori, la scritta “Radiomir Panerai” è tono su tono, incisa direttamente nel quadrante: quasi invisibile, come eco della natura riservata di certi strumenti militari.

47 millimetri di storia

La cassa, per entrambi, è da 47 mm e conserva i tratti Radiomir che Panerai ribadisce come “vintage”: anse a filo sottili, corona conica, vetro PLEXIGLAS® bombato, profilo cuscino.
Ma la differenza vera sta nella materia.

PAM01729 usa una cassa in bronzo spazzolato e, dettaglio interessante, con una composizione specifica che impiega rame puro e stagno puro per favorire la formazione della patina. Il comunicato insiste sull’idea che la patina non cambi le proprietà intrinseche del materiale, ma crei uno strato protettivo e, soprattutto, un aspetto che evolve con aria, umidità, calore e frizione. Tradotto in termini quotidiani: non è un bronzo “da vetrina”, è un bronzo che racconta il tempo anche quando non guardi le lancette.

PAM01730, dall’altra parte, lavora su Panerai Platinumtech: una lega con 95% di platino puro che, grazie a un trattamento, viene dichiarata più dura dell’85% rispetto al platino standard, quindi più resistente ai graffi. C’è anche un dato di “peso percepito”: il materiale pesa il 33% in più dell’oro 18 carati, con un risultato al polso volutamente presente. Qui la materia non invecchia a vista come il bronzo; piuttosto, si posiziona come scelta di densità e durezza.

Calibri manuali: tre giorni, due caratteri

In un set che parla di origini e prototipi, la carica manuale è una scelta coerente: gesto, ritmo, rapporto fisico con l’oggetto.

PAM01729 monta il calibro P.3000: 3 giorni di riserva di carica, due bariletti, 21 rubini, frequenza di 21.600 alternanze/ora, dispositivo antiurto Incabloc®. La scheda lo descrive come un movimento “grande”, ispirato a modelli storici, con architettura che richiama una costruzione a tre quarti: un ponte ampio e uno più piccolo a copertura della maggior parte della meccanica, fissati con viti robuste per una struttura rigida e resistente agli urti. Il fondello è in titanio con vetro zaffiro, così da vedere il calibro.

PAM01730 monta il P.3001/10, sempre manuale e con 3 giorni di autonomia, ma con un’idea diversa: ponti scheletrati decorati con perlage, architettura in vista e bilanciere osservabile in movimento. L’indicatore di riserva di carica è sul retro, così il quadrante resta “pulito” e l’informazione si controlla quando si toglie l’orologio: un dettaglio pratico, ma anche un gesto da appassionati. Anche qui due bariletti, 21 rubini, 21.600 alternanze/ora, Incabloc®, e un numero di componenti superiore (198).

In comune, oltre ai numeri, ci sono le lancette in acciaio azzurrato: il testo ricorda che l’azzurratura era storicamente utile contro la corrosione e per la leggibilità, mentre oggi viene ottenuta con un processo di ossidazione controllata intorno ai 300°C. La luminescenza è affidata a Super-LumiNova® beige, con emissione verde al buio.

Cofanetto, tiratura, impermeabilità: i dettagli che chiudono il cerchio

Il set è limitato a 30 esemplari e arriva in una scatola di presentazione in mogano. La disponibilità è indicata da giugno 2026.

Entrambe le referenze dichiarano impermeabilità fino a 10 bar (circa 100 metri). E c’è una nota che Panerai ripete come prassi: progettazione, sviluppo e test fino al +25% rispetto alla resistenza dichiarata.

I cinturini, coerenti con il registro “storico”, restano sul marrone scuro: pelle rolled per PAM01729 con fibbia ad ardiglione in bronzo; alligatore per PAM01730 con fibbia in oro bianco lucido.

Un secolo dopo, la storia come itinerario

Nelle ultime righe, il comunicato riassume la timeline essenziale: nascita a Firenze nel 1860 come laboratorio e bottega (e poi scuola di orologeria), partnership con la Regia Marina a partire dagli anni Dieci del Novecento, prototipo subacqueo del 1935 (Ref. 2533) con quadrante Radiomir luminescente, segretezza protratta fino al 1993, acquisizione Richemont nel 1997, debutto al SIHH nel 1998 e manifattura di Neuchâtel attiva dal 2002.

In mezzo, c’è l’idea che questo set prova a rendere concreta: la storia non come capitolo da brochure, ma come percorso da fare – tra pietra e salsedine – con due oggetti pensati per portare addosso, in modo diverso, il tema del tempo. Uno lascia che sia la superficie a scrivere il diario; l’altro chiede di guardare dentro, attraverso ponti scheletrati e finiture.

E forse è qui che l’operazione trova il suo punto: non “aggiungere esperienza” a un prodotto, ma usare un prodotto per dare un ritmo a un’esperienza. Con la precisione, quasi antica, di fissare date, tappe e materiali come se fossero coordinate.


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