l “Progetto El Primero” muove i suoi primi passi nel 1962. In quell’anno la Zenith, consapevole dei tempi usuali di messa in produzione di un nuovo movimento, inizia la realizzazione di una meccanica “totalmente” nuova, con l’intento di presentarla nel 1965, in occasione dei 100 anni dalla sua fondazione.

La scelta cade su di un movimento già di per sé complicato, il cronografo, inserendovi però due caratteristiche allora assolutamente uniche: il sistema di carica automatica, e il bilanciere ad alta frequenza.
La scelta cade su di un movimento già di per sé complicato, il cronografo, inserendovi però due caratteristiche allora assolutamente uniche: il sistema di carica automatica, e il bilanciere ad alta frequenza. Evidente, nella mente dei progettisti, la ricerca della massima precisione, anche nella consapevolezza che, specie l’alta frequenza, avrebbe portato non pochi problemi sia di costruzione dei pezzi, che uscivano dagli standard abituali e necessitavano di una maggiore precisione, sia nel loro assemblaggio e funzionamento nel tempo. Il risultato fu un calibro 13 linee, di 30 mm di diametro, 31 rubini, composto da 280 pezzi, 225 dei quali differenti, per la cui costruzione la Zenith progetta e fa realizzare appositamente ben 400 nuove macchine utensili. Lo spessore è di 6,5 millimetri, non molto se consideriamo che ad esempio il tradizionale calibro 23manuale della Valjoux ne misura ben 5,85, ma comunque tanto rispetto alla moda allora imperante dell’extra-piatto.

La sua presentazione naturalmente non avvenne in tempo per la celebrazione del centenario, ma ben quattro anni più tardi, nel 1969, quindi molto in ritardo rispetto alle aspettative iniziali, ma si presentò subito come un vero e proprio successo. Gli appassionati di tutto il mondo infatti vi riconobbero la punta più alta della tecnologia meccanica applicata alla misurazione del tempo, e ne decretarono l’affermazione su tutti i diretti concorrenti. Purtroppo per lui però gli anni ’70 rappresentarono senza dubbio il periodo più nero dell’industria svizzera, e quindi i primi veri riconoscimenti furono raccolti soltanto con la naturale rinascita del mercato orologiero, avvenuta a partire dagli anni ’80.

Primo cronografo automatico integrato, l’El Primero racchiude alcune soluzioni tecnologiche assolutamente avveniristiche sia relativamente all’epoca in cui fu progettato e realizzato, sia rispetto alla produzione odierna. In primo piano naturalmente lo scappamento Clinergic 21, studiato appositamente per l’alta frequenza, con ruota a 21 denti al posto dei tradizionali 15, impegno totale di 6/7 centesimi di millimetro, contro in normali 0,15 mm, ancora a 3 denti e mezzo, contro i tradizionali 2 e mezzo, lubrificazione a secco con polvere di Bisolfuro di Molibdeno. Questo particolare lubrificante crea tra i metalli, che vengono a contatto, un effetto simile ad un microscopico cuscinetto a sfere. Il bilanciere è in Glucydur, con spirale piana autocompensante di prima qualità e una frequenza di 36.000 alternanze l’ora che permette la misurazione dei tempi cronografici con la precisione del decimo di secondo. Il sistema di ricarica automatica ad alta efficienza, integrato con il movimento e con ricarica nei due sensi, dispone di un rotore, scheletrato nella parte centrale, montato su di un cuscinetto a 6 sfere e dotato di un segmento esterno in carburo di tungsteno che ne aumenta l’efficienza. La sua riserva di carica massima è di circa 56 ore in condizioni di utilizzo normale, che diventano 52 con il cronografo sempre in funzione. Lo smistamento delle funzioni cronografiche è garantito da una “classica” ruota a colonne, realizzata con 7 colonne, e con un rocchetto a 14 denti. Tutte le leve di azionamento, sono poi di disegno e costruzione esclusiva Zenith. Tre le varianti disponibili, una per così dire “storica”è sicuramente il calibro 3019 PHF con datario completo e fasi lunari.
All’inizio degli anni ’90, per venire incontro alle sempre più elevate richieste da parte del mercato, e per garantire migliori standard produttivi, l’El Primero è stato interamente “digitalizzato”: in pratica i suoi disegni sono stati trasferiti integralmente su computer e alcune lavorazioni automatizzate con macchine a controllo numerico. Il motivo di ciò, naturalmente, risiede anche nell’inevitabile perdita di manodopera specializzata avvenuta proprio negli anni ’70 e ’80, e all’impossibilità di rimpiazzarla con altra che garantisca la dovuta perizia tecnica. I nuovi movimenti “digitalizzati” mantengono giustamente la denominazione originale “El Primero”, mentre mutano il numero di calibro: 40.0 per il cronono con data; 41.0 per il calendario completo, 40.5 per il cronografo con funzione fly-back; 42.0 per la versione a carica manuale e spessore ridotto (manca naturalmente il rotore di carica).
I nuovi calibri presentano naturalmente alcuni piccoli ma sostanziali miglioramenti, come il sistema antichoc della Kif, la modifica di alcune componenti degli ingranaggi del datario (cricchi di bloccaggio, scattadata, sistemi d’appoggio dei quadranti), il ridimensionamento di alcuni diametri dei perni e delle altezze dei pignoni (il rocchetto dei minuti e la ruota ore sono più alti lasciando un maggiore spazio tra la lancetta dei secondi cronografici e quella delle ore).
Per quanto riguarda il più complesso di tutti i calibri, il 41.0, composto da 354 componenti, di cui 277 diversi, merita una menzione il fatto che anche il calendario, come la parte cronografica, presenti una piena e totale integrazione con la platina base. La fusione tra il meccanismo “del tempo” dell’orologio, la funzione cronografica, il sistema di carica automatica, e il calendario, permette di poi di raggiungere uno spessore sicuramente inferiore alla media dei cronografi automatici di maggior diffusione.
CONSIGLIO E’ uno dei cronografi più apprezzati e amati dagli appassionati della bella meccanica. Lo stesso riconoscimento non è ancora arrivato, nella giusta maniera, anche dal mercato collezionistico. I modelli degli anni ’70, non privi di alcune problematiche di funzionamento, dovute ad un movimento complesso con una lubrificazione unica nel suo genere, non hanno ancora raggiunto la valutazione che ci dovremmo aspettare da un pezzo così importante. Questo però apre un interessante spiraglio a chi volesse intraprendere il suo acquisto, sia nei modelli più vecchi cheper le produzioni recenti. Inesistente o comunque limitato il pericolo di trovare dei pezzi falsi, reale invece la possibilità che i movimenti siano stati rimessi in funzione in maniera non adeguata. Meglio quindi far sempre controllare il futuro acquisto da un orologiaio competente.



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