Bvlgari riduce Octo Finissimo senza tradirne l’identità: calibro BVF 100, micro-rotore, autonomia 72 ore, quattro versioni e proporzioni pensate per polsi contemporanei.

La misura delle cose
Ci sono orologi che, quando cambiano diametro, sembrano semplicemente essere passati dal sarto. Una pinces qui, un centimetro là, e via sul polso con la promessa di vestirsi meglio. Con l’Octo Finissimo 37, però, Bvlgari fa qualcosa di più sottile: prende una delle architetture orologiere più riconoscibili degli ultimi anni e la obbliga a ripensarsi dall’interno. Non un taglio di capelli, insomma. Piuttosto una dieta mediterranea applicata alla meccanica: togliere, alleggerire, ridefinire, senza perdere carattere.

Il modello nasce nel 2014 e da allora ha costruito una grammatica precisa: cassa geometrica, profilo sottile, linee tese, volumi sfaccettati, una certa idea di Roma tradotta in metallo. Colonne, cupole, spigoli, curve: non in senso decorativo, ma architettonico. L’Octo Finissimo non cita l’antico come un souvenir da aeroporto, lo trasforma in una presenza contemporanea. Per questo il passaggio a 37 mm non è un dettaglio da scheda tecnica, ma una scelta culturale. Dice che il lusso, oggi, non deve per forza occupare spazio per farsi notare.

Fabrizio Buonamassa Stigliani, Product Creation Executive Director di Bvlgari, lo definisce una «tela bianca reimmaginata». La frase funziona perché il nuovo formato non cancella il progetto originale: lo rimette in prospettiva. Ridurre il diametro significa ridisegnare proporzioni, masse, ergonomia, passaggi costruttivi. Significa anche accettare una sfida quasi paradossale: rendere più accessibile al polso un orologio nato per dimostrare quanto lontano si potesse spingere l’orologeria ultra-piatta.
Il piccolo formato non è una concessione
L’Octo Finissimo 37 adotta un linguaggio che Bvlgari associa alla contemporaneità: un orologio per polsi diversi, situazioni diverse, guardaroba diversi. Qui la parola “universale” non va letta come sinonimo di neutro. Al contrario, il modello resta fortemente riconoscibile. Semplicemente, diventa meno assertivo nella presenza e più naturale nell’uso quotidiano.

La Maison insiste su un punto: se il 40 mm rappresenta il vertice più tecnico e virtuosistico della famiglia Octo Finissimo, il 37 mm apre un registro più lifestyle. Non meno raffinato, ma più immediato. È l’orologio che scivola sotto il polsino, accompagna un abito morbido, non interrompe il gesto. In questo senso il riferimento alla sprezzatura italiana non è fuori luogo. L’eleganza, quando funziona, spesso non alza la voce. Si limita a stare al posto giusto.

Il dato del peso aiuta a capire la direzione: l’orologio assemblato pesa solo 65 grammi. È una cifra che racconta non soltanto la leggerezza, ma anche il modo in cui Bvlgari immagina il rapporto tra oggetto e corpo. L’Octo Finissimo 37 non vuole essere percepito come un blocco prezioso appoggiato al polso, bensì come una costruzione integrata, fluida, quasi sartoriale.

Anche il bracciale partecipa a questa idea. Il nuovo design integra una chiusura con pulsanti, pensata per migliorare l’ergonomia. Il punto di giunzione tra cassa e bracciale è ora realizzato con un sistema di fissaggio a vite, sviluppato per adattarsi a materiali e finiture differenti. È uno di quei dettagli che il grande pubblico difficilmente nota al primo sguardo, ma che nell’uso fanno la differenza. E nell’orologeria, come nella buona cucina romana, spesso il segreto non è l’ingrediente più vistoso, ma quello dosato al momento giusto.
Un movimento nato per rimpicciolire senza impoverire
La vera partita, però, si gioca nel movimento. L’Octo Finissimo 37 introduce il nuovo calibro automatico di manifattura BVF 100, sviluppato e prodotto internamente da Bvlgari. È un movimento con micro-rotore, alto 2,35 mm e largo 31 mm, con una riserva di carica di 72 ore. Tradotto: tre giorni pieni di autonomia, una caratteristica utile nell’uso reale, non solo piacevole da leggere in cartella stampa.

La miniaturizzazione è il tema tecnico centrale. Il movimento risulta 0,12 mm più spesso rispetto a quello utilizzato nell’Octo Finissimo da 40 mm, ma ottiene una riduzione del volume del 20%. È un passaggio interessante perché racconta quanto la ricerca sull’ultra-piatto non sia una gara lineare al millimetro in meno. Talvolta, per rendere un progetto più compatto, più equilibrato e più efficiente, bisogna accettare una differenza minima in altezza e vincere altrove: nell’architettura, nella distribuzione dei componenti, nella gestione dell’energia.
Bvlgari collega questo risultato anche al lavoro condotto negli ultimi tre anni sui movimenti Piccolissimo e Solotempo destinati agli orologi femminili Serpenti. È un elemento importante: la miniaturizzazione non nasce in una stanza isolata, ma da una cultura tecnica che attraversa collezioni diverse. La ricerca su un’icona femminile diventa patrimonio utile per un modello sportivo-elegante ultra-piatto. In un settore che spesso separa rigidamente i mondi, questa contaminazione interna ha un suo peso.

La finitura del BVF 100 segue la stessa logica di cura. Il calibro è decorato a mano con perlage e Côtes de Genève radianti, una lavorazione più rara e complessa rispetto alle tradizionali strisce dritte. Anche il profilo delle viti ottagonali è stato aggiornato. Sono indizi coerenti con l’identità dell’Octo Finissimo: geometria fuori, geometria dentro.
Quattro interpretazioni, una stessa architettura
A Watches and Wonders Geneva 2026, il nuovo Octo Finissimo 37 arriva in quattro versioni. La prima è in titanio sabbiato, materiale ormai legato in modo stretto alla storia della collezione. Bvlgari ricorda che il titanio è stato utilizzato in dieci modelli Octo Finissimo, sette dei quali detentori di record mondiali di sottigliezza nelle rispettive categorie, compreso il ripetizione minuti del 2016 e il calendario perpetuo del 2021, premiato con l’Aiguille d’Or al Grand Prix d’Horlogerie de Genève.

Nel nuovo 37 mm il titanio viene proposto anche in una variante satinata-lucida. La differenza non è soltanto estetica: la finitura satinata-lucida sottolinea gli spigoli della cassa architettonica, mentre quella sabbiata lavora su contrasto e profondità. È la stessa forma, ma con due caratteri diversi. Uno più minerale, l’altro più luminoso.

La terza versione è in oro giallo 18 carati, metallo che Bvlgari padroneggia fin dalla sua fondazione nel 1884. Qui l’Octo Finissimo cambia temperatura. La geometria resta rigorosa, ma l’oro porta l’orologio su un terreno più prezioso, quasi gioielliero, senza trasformarlo in un esercizio decorativo. Cassa, quadrante e bracciale in oro giallo costruiscono un insieme compatto, coerente, volutamente monocromatico.
La quarta proposta è l’Octo Finissimo Minute Repeater, sempre in 37 mm, in titanio sabbiato. È animato dal calibro di manifattura BVL 362 a carica manuale, alto 3,12 mm, con ripetizione minuti a due martelli, piccoli secondi e riserva di carica di 42 ore. Lo spessore complessivo è di 6,85 mm, appena superiore ai 6,45 mm delle versioni automatiche con BVF 100. Il titanio, in questo caso, non è scelto soltanto per leggerezza e coerenza estetica, ma anche per le sue qualità acustiche.

Accanto a queste novità, la documentazione tecnica segnala anche l’Octo Finissimo Ultra Tourbillon Platinum, con cassa da 40 mm in platino satinato-lucido, movimento meccanico manuale BVF 900, indicazione scheletrata di ore e minuti con trattamento PVD blu e bracciale in platino integrato. È un’altra declinazione della stessa ossessione Bvlgari: prendere l’ultra-piatto e continuare a spostarne i confini, senza farne soltanto una questione di record.
La maturità dell’ultra-piatto
Jean-Christophe Babin, presidente e CEO di Bvlgari, definisce l’Octo Finissimo 37 «l’orologio della maturità». È una lettura corretta, purché si intenda la maturità non come prudenza, ma come controllo. Dopo anni in cui l’Octo Finissimo ha mostrato la capacità della Maison di affrontare sfide tecniche complesse, questa nuova misura porta il progetto su un piano diverso: meno dimostrativo, più indossabile, forse anche più vicino al modo in cui molte persone oggi intendono l’eleganza.

Il 37 mm non cerca di sostituire l’Octo Finissimo originario. Gli si affianca, modificando il punto di osservazione. Dove il 40 mm resta una dichiarazione più netta di virtuosismo orologiero, il nuovo formato lavora sulla naturalezza. È una differenza sottile, ma importante. Perché l’orologeria contemporanea non vive solo di complicazioni, record e materiali. Vive anche di proporzioni. E le proporzioni, quando sono giuste, non hanno bisogno di spiegarsi troppo.

Con l’Octo Finissimo 37, Bvlgari non cambia la lingua della collezione. Ne abbassa leggermente il tono, ne compatta la struttura, ne rende più fluido il rapporto con il polso. È ancora un orologio fatto di spigoli, piani, superfici e tensioni architettoniche. Solo che ora sembra aver imparato una lezione molto italiana: a volte, per essere più presenti, basta occupare un po’ meno spazio.




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